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Introduzione
- Queste proposte
rappresentano tutto ciò che ho raccolto da mie e
altrui esperienze di lavoro dentro la scuola. Non
parte da opzioni politiche o partitiche
particolari. Del resto è davvero da molti anni
che nessuno dei governi che si sono succeduti ha
mostrato una autentica capacità di ascolto delle
istanze provenienti dalla scuola. Anzi, sul piano
delle politiche per la scuola risulta difficile
scorgere negli ultimi quindici anni chiari segni
di discontinuità tra i governi di uno
schieramento e dell'altro, mentre è stata ben
percepibile una ferrea continuità nell'aumento
dei fondi destinati direttamente o
surrettiziamente alle scuole private.
- L'alternanza tra
governi di diverso colore ci ha ormai abituato al
triste alternarsi di due ricette che si
vorrebbero applicare alla scuola: a sinistra la
scuola dell'autonomia che scimmiotta l'azienda, i
presidi-manager e la didattica meccanicistica e
parcellizzata di Unità didattiche e Moduli, a
destra la scuola povera di calamaio e
grembiulino, la scuola del nonno e di Deamicis.
È venuto il momento di dire chiaramente che le
due minestre, la scuola-azienda e la scuola della
nostalgia, sono entrambe immangiabili. Se ora
si difende l'esistente, è solo perché è
migliore di quel che ci viene prospettato, ma non
dimentichiamo che in altri anni anche la
scuola-azienda ha ricevuto critiche di rilievo,
per quanto forse troppo deboli.
- Si può dire no
alle proposte del Ministro Gelmini perché si
può sognare una scuola come qui viene descritta;
la sua cosiddetta riforma (otto miseri ma
micidiali articoli) va esattamente nella
direzione opposta.
- Quando ci viene
detto che "purtroppo" i fondi non ci
sono, non si può che sorridere a tanta
mistificazione, e non solo per gli sprechi che
bellamente vengono perpetrati in altri settori,
ma per una ragione ben più seria e sostanziale:
se dopo la crisi del 1929, e fino al secondo
dopoguerra, l'economia mondiale si è rimessa in
moto grazie alle tesi dell'economista Keynes, che
prevedevano grandi opere pubbliche che dessero
lavoro e reddito a masse di individui e famiglie,
la grande, immensa "opera pubblica" del
21° secolo è la scuola e non certo ponti e
autostrade. Ogni euro investito in essa frutterà
nel breve e nel lungo termine una ingente
ricchezza per il paese. L'esempio dell'India che
oggi si affaccia con risorse inestimabili e
concorrenziali sul mercato del lavoro ad alta
specializzazione dovrebbe insegnarci qualcosa.
Principi generali
- Ripensamento
completo della struttura del lavoro
dei docenti al di fuori delle ore frontali,
che vanno destinate prevalentemente ad attività
di:
- Elaborazione e
condivisione di esperienze non solo didattiche ma
della globalità della professione docente
- Trasmissione e
scambio di buone prassi
- Riflessione su casi
e classi che presentano anomalie o difficoltà
- Aggiornamento e
formazione
Questo punto è di
vitale importanza, perché la scuola non è un ufficio
della pubblica amministrazione né il management di una
banca: occorre de- burocratizzare,
"de-progettizzare", ridurre radicalmente i
cumuli di carta inutilmente prodotti per documentare e
incasellare processi che sono invece vitali, fluidi e
parzialmente imprevedibili. Occorre dunque anche:
- Ridare centralità
assoluta al lavoro frontale con le classi:
- in
termini culturali e organizzativi, affinché il
momento collegiale e la programmazione collettiva
siano risorse per promuovere la creatività e
l'autonomia del lavoro del docente, e non
pastoie burocratiche per deprimerla, demotivarla,
disincentivarla.
- in
termini concreti, economici, sindacali e di
medicina del lavoro: occorre tenere conto che, in
termini di usura, stress e rischio di malattie
professionali psichiatriche, un'ora di
lavoro frontale vale non meno di due ore
di lavoro non frontale.
- Copertura totale
delle ore di sostegno con personale stabile,
abilitato e formato, riducendo alle sole
emergenze l'utilizzo nelle strutture scolastiche
di personale appartenente a cooperative che non
danno sufficienti garanzie di omogenea qualità
degli educatori, a volte ottimi, altre volte non
idonei, sottopagati sempre.
- Recuperare e
riformulare il principio che l'aggiornamento
dei docenti sia collegato a scatti di reddito
e di anzianità: il cosiddetto merito, la
cosiddetta qualità del docente non è una dote
innata da valutare dall'alto, ma una ricchezza da
incrementare e costruire.
- Riforma del reclutamento
e selezione del personale: regolari concorsi con
prove disciplinari, psicopedagogiche,
lezioni-dimostrazioni, e test attitudinali e
di personalità. È un paradosso, per non
dire uno scandalo, che test simili vengano
effettuati nel privato per selezionare venditori
o quadri aziendali, le cui responsabilità non
sono nemmeno paragonabili, per delicatezza,
all'educazione di minori indifesi che sono il
futuro del paese, compito per il quale oggi non
esiste nessun filtro del genere.
- Il voto
in condotta così come viene proposto dalla
"riforma" finirebbe per assumere lo
stesso significato nudamente discriminatorio del
voto di profitto criticato a Barbiana, quando si
notava: "Voi dite d'aver bocciato i cretini
e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa
nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei
poveri". Oggi potremmo dire: voi dite di
voler bocciare gli indisciplinati e i bulli,
allora sostenete che costoro nascono soltanto
nelle case afflitte dalle nuove povertà:
superlavoro, stress, difficoltà di relazione che
sfociano in separazioni conflittuali, problemi
psichiatrici, preoccupazioni economiche, oltre
che, naturalmente, nelle case degli immigrati,
nelle quali le stesse nuove e vecchie povertà
sono acuite dallo choc culturale, dallo
sradicamento, dalle difficoltà delle loro
famiglie.
Dunque il punto chiave
è la creazione di un contesto scolastico
intrinsecamente e sostanzialmente educativo nel quale promuovere le
capacità integrative e di autocontrollo di ciascun
alunno, nello sforzo titanico di superare gli svantaggi
del suo ambiente di provenienza. Soltanto una volta
predisposto ciò, potremmo anche pensare a valutare la
condotta, cioè dopo un congruo e articolato
apprendimento. Occorre poi non dimenticare che in alcuni
casi una condotta gravemente negativa può avere risvolti
psicologici delicati e talvolta decisivi, per i quali è
da raccomandarsi la collaborazione con lo psicologo
scolastico.
- Il ruolo di
toccasana che oggi si vorrebbe dare allo studio
di "educazione alla cittadinanza", manifesta una
completa, cieca ignoranza psicopedagogica: un
comportamento adeguato e civile è il risultato
di processi non solo cognitivi, ma affettivi e
relazionali, dunque non può essere studiato
ma soltanto appreso dal contesto. Studiare
educazione civica per diventare buoni cittadini
è come studiare dietologia sperando di
dimagrire. Grazie all'ampia mobilitazione di
risorse umane e la formazione dei docenti che
sosteniamo qui, la scuola può aspirare a
diventare un ambiente di questo genere in misura
maggiore di quanto, comunque, lo sia già ora.
- Istituzione dello psicologo
scolastico come figura di sistema e
dipendente stabile del sistema pubblico (non
necessariamente del settore istruzione) con
compiti non esclusivamente destinati a un
generico benessere scolastico, ma anche a sostenere
i docenti nel loro gravoso compito, nonché a
favorire una buona comunicazione tra scuola e
famiglia laddove condizioni particolari l'abbiano
limitata o danneggiata.
- Superamento
della logica "per progetti" che comporta
improvvisazione, affastellamento di attività di
alto valore con altre superflue o dispersive (ma
costose): la scuola seleziona i servizi e le
attività sulla cui qualità non ha dubbi, e le implementa
a sistema, sottoponendole, ovviamente, a
periodiche revisioni e monitoraggio.
- Numero di alunni
per classe generalmente non superiore a 25,
e non superiore a 20 laddove sussistano
condizioni di disagio diffuso, alunni con
diversabilità, o altre condizioni specifiche.
- Massicci
investimenti nell'edilizia scolastica, oggi caratterizzata da
numerosi problemi di spazi, di adeguatezza, di
sicurezza.
- Superamento
radicale del sistema "organici di
fatto / di diritto" che comporta un sistematico e
inemendabile ricorso a personale
precario,
molto del quale potrebbe essere invece inserito
stabilmente, e non convocato anno dopo anno con
procedure alla lunga umilianti. Il residuo,
ridotto reclutamento di supplenti dovrà essere
sottratto al cieco meccanismo delle graduatorie
ma anche alla discrezionalità e all'arbitrio che
alcuni vorrebbero introdurre. Il criterio
principale deve restare la continuità didattica, se perseguibile,
seguito comunque da criteri derivanti dalle nuove
modalità di reclutamento.
- L'attuale
prevalente organizzazione per Istituti
Comprensivi (che aggregano scuole di ordine
diverso) dovrebbe essere sottoposta a seria
rivalutazione anche sondandone il consenso tra il
personale scolastico, non escludendo, in caso di
valutazioni negative, la riaggregazione delle
scuole per ordine (primarie, secondarie,
infanzia, ecc.).
- Azzeramento totale
della giungla di leggi e disposizioni in materia
di obbligo scolastico e formativo:
- la
scuola dell'obbligo così come la conosciamo
terminerà chiaramente con la conclusione della
terza media
- Successivamente
sarà incoraggiata e incentivata la frequenza
scolastica, grazie anche alla riforma (vedi
oltre) dell'istruzione tecnica, ma...
- ...disciplinando
anche l'accesso opzionale a percorsi alternativi
alla scuola verso la formazione professionale,
l'apprendistato e la formazione-lavoro per alunni
che in uscita dalla media sono già
potenzialmente drop-out.
Entrambe le
precedenti opzioni, nella loro integrazione, formeranno
un sistema
di scolarizzazione post-media che attraverso i suoi meriti pedagogici
e organizzativi (e non certo per fantasiosi obblighi
inesigibili) assicurerà una efficace lotta alla
dispersione e all'abbandono scolastico.
Proposte
per la scuola elementare
- Riconferma e
ripensamento del tempo pieno come modello che
permette:
- Tempi
elastici e rilassati di apprendimento
- Attività
di apprendimento cooperativo e esperienziale
- Attività
di gioco, espressione, condivisione
- Stimolo
e implementazione delle intelligenze multiple
evitando quindi che tale
modello si trasformi in un tempo saturato di
attività, progetti, alla rincorsa del risultato e della
quantità, o viceversa semplicemente un tempo
allungato ai soli fini della custodia dei figli di
persone che lavorano (ciò che forse diventerebbe dopo i
tagli al personale).
- È irrinunciabile
un sostanzioso potenziamento della quota oraria
di compresenze tra docenti, al fine di:
- Dare
effettiva realizzazione agli obiettivi del punto
precedente
- Modulare
la velocità della didattica con temporanee
articolazioni della classe o delle attività per
assicurare, a fine anno, il maggior successo
formativo per ogni, singolo alunno.
- Promuovere
l'apprendimento globale (anche sociale e
relazionale) di quegli alunni con difficoltà
lievi o medie sul piano cognitivo e/o affettivo,
per i quali oggi talvolta si ricorre alla certificazione
ex L. 104,
facendone un uso improprio ma, nelle condizioni
attuali, necessario al fine di mobilitare
risorse sulla classe altrimenti non ottenibili.
Proposte per la scuola
media
- Ripensamento
integrale dei programmi e dell'organizzazione
delle discipline, al fine di dare stimolo e
sviluppo a tutte le intelligenze multiple
e non solo a quella linguistica e
logico-matematica. Occorre ritrovare la
dimensione del fare, del condividere, del
costruire, del conoscere il mondo col corpo, con
le emozioni, con l'esplorazione, e senza
relegare, come oggi, queste abilità in poche, purtroppo
marginali discipline (educazione artistica,
musicale, tecnica e motoria). Ciò consentirà
di:
- Dare
maggiore continuità a lavoro svolto alle
elementari, dove le intelligenze multiple sono
sufficientemente stimolate
- Evitare
la produzione (che potremmo definire
"iatrogena") di insuccesso e disagio
scolastico dovuto a insufficiente pluralità dei
canali di apprendimento, delle abilità, delle
intelligenze
- Perseguire
autenticamente l'obiettivo di favorire
l'auto-orientamento degli alunni per la scelta
post-media
- Iniziative massicce
di formazione dei docenti sulle nuove
tematiche dell'adolescenza, su cui la scuola
italiana sconta un ritardo ormai intollerabile.
Proposte per la scuola
superiore
- Semplificazione
degli indirizzi dei licei, oggi dispersi in un
marketing confusivo e controproducente, oltre che
inquinato da parziali realizzazioni della riforma
Moratti, fortunatamente mai ultimata.
- Riforma radicale
degli Istituti Tecnici Industriali nei quali dovrebbero
confluire anche gli Istituti
Professionali per Industria e Artigianato (oggi loro malgrado a
rischio di divenire scuole ghetto):
- il
primo biennio dovrebbe contenere maggiori
articolazioni e opzioni, inclusi percorsi
integrati professionalizzanti, tali da motivare e
valorizzare anche alunni che escono dalle medie
in situazione di drop-out
- Dopo il
biennio, a fianco delle specializzazioni
tradizionali, si dovrebbero aggiungere (dopo
opportuna riformulazione) gli indirizzi
provenienti dai vecchi Professionali, con una
opzione in uscita al 3° anno.
- Riorganizzare
e rendere maggiormente organico il collegamento
tra questi istituti e la formazione professionale
Proposte comuni per la
scuola media e superiore
- Ripensamento
integrale del sistema debiti-bocciature. Occorre creare un
sistema organico che comprenda:
- corsi
di recupero in itinere con
articolazioni di classe principalmente in
orario scolastico ed secondariamente
pomeridiano
- Sportelli
di aiuto individuale almeno per le discipline
che più soffrono di carenze diffuse
- Collaborazione
con lo psicologo scolastico nei casi più gravi
Ciò
consentirebbe di evitare nella sostanza, e
non con regalie, una quota molto rilevante di
debiti e bocciature che oggi restano problemi
irrisolti.
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