Sono più o meno le 19 e Valentina, sei anni, sta giocando nella sua stanza. Usa le sue bambole per sceneggiare la vita quotidiana di una famiglia con un bambino ed è assorta nel suo gioco. Il papà dalla cucina la chiama a tavola. Valentina non risponde. Dopo una breve attesa il padre, un po’ contrariato, si affaccia sulla porta: «dai, su, Vale, a lavarsi le mani! È pronto in tavola, sbrigati che aspettiamo solo te. Tua sorella è già seduta.» «Arrivo. Un attimo.» è la risposta. Ovvio che non piace molto ai suoi genitori, questo genere di risposte che conoscono fin troppo bene. L’attesa infatti si prolunga, e occorrono altri richiami sempre più forti. Anche qui un finale probabile vedrebbe Valentina trascinata nel corridoio e costretta a lavarsi le mani e sedere a tavola, contrariata.
Ricordate: l’abitudine ai tempi della vita quotidiana va costruita con pazienza senza limitarsi a dare un comando e aspettarne l’esecuzione. Quello è il punto di arrivo, non di partenza! La forza mentale per passare da una attività coinvolgente come il gioco simbolico ad un’altra… assai poco coinvolgente come quella di lavarsi le mani va prima fornita dall’adulto, e poi la bambina la farà propria e saprà fare come la sorella maggiore che è già seduta a tavola.
Finché questo non sarà avvenuto, dovrete quindi accompagnare concretamente Valentina a terminare il gioco e, perché no, andare insieme in bagno a lavarsi le mani e poi sedersi insieme. «Sì, ma…» Lo so, c’è sempre un genitore che interrompe il lieto fine raccontandoci che a casa sua le cose vanno diversamente: «come mai, chiedo, Lisa che ha solo tre anni corre a tavola appena la si chiama e Valentina che ne ha ben sei bisogna costringerla, trascinarla, se no non viene?». Come è facile dimenticare che i bambini hanno una mente e non solo, ma hanno un corpo, un appetito più o meno grande, un rapporto più o meno “caldo” col cibo… Lisa è Lisa e ha la mente e il corpo di Lisa, Valentina è Valentina e ha la sua mente e il suo corpo. Inoltre non sorprende che, proprio perché più grande, abbia una maggiore ostinazione nel dedicarsi alle sue attività espressive, mentre Lisa è ancora più dipendente dalle parole e dalla mente di mamma e papà. Ci possono essere mille altre ragioni anche complesse che fanno sì che la sorellina sia “più brava” nel rispondere ai richiami a tavola della primogenita, che può avere tante altre caratteristiche, inclusa una maggiore difficoltà a gestire i passaggi da una attività all’altra. Continuare a paragonarla in modo svalutante alla sorella piccola non farà che incattivirla e costruirle intorno una immagine negativa di cui non ha affatto bisogno.
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